Nuove regole stadio, no ai colori avversari fuori dal settore ospiti. Gaddi: “Atto di arroganza”

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Il nuovo regolamento dello Stadio non riguarda solamente biglietti e abbonamenti (ne parlavamo qui) ma anche il comportamento. C’è anche un altro punto che viene contestato, anche dalla politica.

“Qualora riscontrassimo comportamenti offensivi, minacciosi o discriminatori, oppure l’esibizione di abbigliamento della squadra ospite al di fuori del Settore Ospiti, potremo annullare il biglietto o revocare l’abbonamento interessato”. In pratica nei settori tribuna e distinti non si possono indossare simboli e colori al di fuori di quelli del Como.

La questione esce dall’ambito strettamente sportivo. Il consigliere regionale di Forza Italia Sergio Gaddi interviene sui social sul tema.

“Ci sono atti simbolici che pesano più di mille parole. Vietare l’ingresso in tribuna (in tribuna, non in curva) alle sciarpe e alle maglie della squadra avversaria è come dire il pallone è mio, quindi le regole le decido io – scrive – Mi sembra un atto di arroganza antisportiva che non può essere mascherato da (presunte) ragioni di sicurezza e di decoro – aggiunge Gaddi senza usare giri di parole -. Insegnare il rispetto dell’avversario e fare di tutto perchè una partita sia uno spettacolo vivo anche per la varietà dei sostenitori è un dovere fondamentale di qualsiasi club. E i primi ad essere contrari dovrebbero essere proprio i tifosi, perchè il piacere della vittoria nasce dalla “lotta” dura e divertente, ma sempre civile, in un ambiente competitivo e non in una bolla anestetizzata. Di fronte ai valori dello sport anche la potenza del denaro deve fermarsi a riflettere. Perchè se tutto diventa finto e plastificato, ad uso e consumo esclusivo del vip hollywoodiano di turno, si perde il piacere dell’autenticità che il tifo esprime. E anche la bellezza degli innumerevoli dialetti che rendono unica, inimitabile e invidiata la nostra meravigliosa Italia, può sfociare in tristezza quando marchia anche la festa della Repubblica, lasciando intravedere un velo di opportunismo commerciale. Siamo italiani – conclude il consigliere regionale – siamo aperti al mondo e alle sue collaborazioni, ma non siamo in vendita. Per fortuna”.