La procura di Como ha aperto un’indagine per incendio boschivo colposo dopo il devastante rogo divampato il 13 agosto scorso sul Monte Goi. La situazione, dopo la fase più critica è sotto controllo e ora è il momento di avviare l’inchiesta per fare luce sulla causa che ha scatenato le fiamme.
L’indagine è alle battute iniziali. L’inchiesta è coordinata dal procuratore capo della Repubblica di Como Massimo Astori e al momento è contro ignoti e non ci sono nomi iscritti nel registro degli indagati. Sul tavolo della procura sono attese le relazioni dei vigili del fuoco, dei carabinieri della compagnia di Como e dei carabinieri forestali che da quasi una settimana stanno lavorando senza sosta sul Monte Goi. Gli inquirenti dovranno analizzare una notevole mole di materiale, informazioni e immagini girate durante tutte le fasi del rogo, con riprese anche aeree che potranno aiutare a ricostruire quanto accaduto sulla montagna e fare luce sulle origini delle fiamme e sulle possibili cause.
L’ipotesi di reato indicata dal procuratore Massimo Astori è incendio boschivo colposo. Gli esperti che hanno operato e che sono ancora impegnati sul campo sembrerebbero convinti che sia decisamente improbabile l’autocombustione, nonostante il caldo torrido, la siccità e la situazione meteo estrema. Più plausibile pensare a un gesto umano che, seppure involontariamente, abbia dato origine al devastante incendio. L’indagine è nella fase iniziale e ci vorrà tempo per mettere assieme tutti gli elementi indispensabili a fare chiarezza. Certamente l’attività della procura, dei vigili del fuoco e dei carabinieri è intensa e ha l’unico obiettivo di fare luce su un rogo che ha fatto vivere alla città di Como una notte di terrore e ha causato danni ancora difficili da calcolare. Cinquanta nelle ore più critiche le persone costrette a lasciare le loro case e netta la consapevolezza che solo grazie all’immane lavoro di decine di persone siano state evitate conseguenze ben peggiori.


