Chiusura della Corridoni, l’appello delle insegnanti: “La scuola di via Fiume non è adeguata”

Mancavano soltanto i docenti a esprimersi in difesa della scuola primaria Corridoni di Como. Finora avevano lasciato parlare famiglie, dirigenti e provveditore, in un braccio di ferro infinito con l’amministrazione comunale. Silenti spettatori di una diatriba indubbiamente delicata, ma in cui a dover essere maggiormente tutelati restano i bambini. Piccoli alunni che presto torneranno sui banchi di scuola, resta da capire quale. Se la Corridoni di via Sinigaglia, la Venini di via Fiume, la primaria di via Perti o quella di Tavernola. A pochi giorni dal giudizio del Consiglio di Stato, fissato per martedì primo settembre, e all’indomani di nuove polemiche attorno al futuro della Corridoni, gli insegnanti ritengono “doveroso” esprimere il loro pensiero, al di là dell’aspetto politico della questione.

“Abbiamo sempre collaborato con le diverse amministrazioni, le realtà e gli enti del territorio per garantire le migliori opportunità ai nostri bambini. In questo anno particolare non abbiamo mai, in nessun modo, voluto turbare i bambini relativamente alla chiusura della loro scuola. “Noi siamo la primavera” è stato il nostro motto, perché ogni scuola è primavera, dove si semina, si fiorisce, si raccoglie”. Ora però, sottolineano gli insegnanti della Corridoni, è arrivato il momento di intervenire, perché l’ipotesi di finire alla primaria di via Fiume proprio non convince. “Al di là delle problematiche strutturali, riteniamo che questa scelta (residuale fino a pochi giorni fa e ora invece diventata principale alternativa al posto della Foscolo) non possa essere adeguata e percorribile”. “Le famiglie – spiegano le maestre – dovrebbero, in orario di punta, percorrere a piedi più di tre chilometri (sola andata)”. L’alternativa, aggiungono – “potrebbero essere i mezzi pubblici, ma in via Dottesio transitano linee extraurbane e il bus per Camnago Volta”. La distanza tra il plesso di via Fiume e la scuola secondaria Foscolo, inoltre, “precluderebbe lo svolgimento di diverse attività, come laboratori musicali, teatro e corso di nuoto”. E non sarebbe più consentita “la pratica degli sport di lago, come canottaggio e vela”. L’elementare Venini, spiegano ancora i docenti, “è molto distante anche dalla nostra scuola dell’infanzia Raschi”. Insomma, un appello chiaro rivolto prima di tutto all’amministrazione comunale, affinché la scuola Corridoni rimanga aperta. “Ha tutti gli spazi adeguati alle esigenze degli alunni, laboratori creativi e scientifici, una grande palestra, aule di musica, 6 spazi mensa, orti didattici e un giardino con campi da gioco”. L’auspicio che arriva direttamente da chi, da anni, vive e anima la scuola di via Sinigaglia è che questa possa – di fatto – avere lo stesso trattamento dell’infanzia di Salita Cappuccini, che per il momento resta aperta, esattamente come l’accorpamento di asilo ed elementare a Prestino è destinato a slittare.

Tra due settimane suonerà di nuovo la campanella, teoricamente non alla Corridoni. Ma resta da capire dove saranno trasferiti i suoi 200 alunni. La parola finale spetta al Comune di Como, che ha il compito di scegliere gli istituti alternativi dal momento che la Corridoni è destinata a chiudere. Salvo però eventuali e improvvisi colpi di scena dopo il Consiglio di Stato.

E sulla Corridoni ora i sindacati chiedono un incontro urgente con il Comune. Tutti i sindacati comaschi, uniti, ribadiscono la contrarietà alla chiusura della Corridoni. “Le osservazioni relative alla sicurezza e all’idoneità dei locali di via Fiume non possono essere sottovalutate”, scrivono in una nota congiunta. “È necessario comprendere come sarà organizzato l’avvio dell’anno scolastico, dove saranno collocate le classi e quali interventi siano stati programmati per risolvere i problemi riscontrati”.