“Guardare lontano” e “imparare a dialogare” è il doppio augurio che il cardinale Oscar Cantoni rivolge a studenti, insegnanti e a tutta la comunità educativa – istituzioni comprese – all’inizio del nuovo anno scolastico. Nel suo messaggio, il vescovo di Como richiama la scuola alla sua responsabilità più profonda: non soltanto trasmettere conoscenze e competenze, ma aiutare i giovani a farsi domande, a costruire relazioni, ad assumersi responsabilità e a immaginare il futuro. Un compito che, sottolinea il cardinale, non può essere affidato a una sola componente, ma richiede il dialogo e la corresponsabilità di famiglie, scuola, istituzioni e realtà del territorio.
“La scuola non serve soltanto a conoscere ciò che già esiste. È il luogo nel quale impariamo a comprendere il presente senza rimanerne prigionieri, a immaginare ciò che ancora non vediamo, a preparare un futuro che non è già scritto”. Così inizia il messaggio del cardinale che poco dopo affronta questioni di stretta attualità.
“Guardare lontano significa anche imparare a fare domande – sottolinea -. In un tempo nel quale sembra che si abbia sempre una risposta a portata di mano, questa capacità diventa ancora più preziosa. L’Intelligenza Artificiale può offrirci informazioni e suggerire soluzioni in pochi istanti. Ma non può sostituirci nelle domande fondamentali”.
Cantoni parla di scuola come del luogo della relazione, dell’accoglienza e della responsabilità condivisa, appunto.
Quindi un passaggio che in questo momento storico a Como risuona come un monito alla luce delle decisioni del Comune in materia di riorganizzazione dei plessi scolastici e il muro contro muro tra amministrazione e famiglie.
“La scuola appartiene all’intera comunità, perché nel modo in cui una società educa i suoi giovani manifesta la qualità del proprio presente e la speranza che ripone nel proprio futuro – chiarisce il vescovo –. Per questo abbiamo bisogno di una autentica corresponsabilità educativa – scandisce il cardinale -. Famiglie, insegnanti, dirigenti, personale scolastico, istituzioni e realtà sociali e culturali: ciascuno porta una responsabilità diversa e insostituibile. Quando queste responsabilità si incontrano e il dialogo diventa possibile anche nella diversità delle posizioni, la scuola diventa più forte e i ragazzi si sentono più accompagnati”.
“Il dialogo – conclude Cantoni – non è soltanto una modalità per stare insieme: è già educazione. Imparare ad ascoltare chi pensa diversamente, a confrontarsi senza aggredire, a cambiare idea quando si comprende qualcosa di nuovo, a cercare insieme ciò che è vero e ciò che è buono: sono capacità di cui il nostro tempo ha un bisogno urgente”.



