Confermato il taglio sulle accise del gasolio, ma con un importo più basso. Il Consiglio dei ministri, riunito mercoledì pomeriggio a Palazzo Chigi, ha dunque ridefinito l’entità dello sconto, finora fermo a 17 centesimi al litro. Da venerdì e fino al 25 settembre l’agevolazione varrà infatti 12,2 centesimi, per poi scendere ancora, a 6,1 centesimi, dal 26 settembre al 5 ottobre, in vista del passaggio a un nuovo sistema di aiuti mirati atteso in autunno. Il prezzo del gasolio resta intanto sopra i 2 euro al litro, con punte superiori ai 2,30 euro in autostrada, un rincaro che pesa sui bilanci delle famiglie della provincia di Como e su chi lavora nel settore dei trasporti.
Il governo, nella stessa seduta, ha deciso di intervenire anche su un’altra voce di spesa legata all’automobile, quella del bollo. Il Cdm ha infatti varato l’abolizione della tassa per le auto di piccola e media potenza e per i motocicli, annunciata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni come la cancellazione di «una delle tasse più odiate dagli italiani». La misura riguarda dunque oltre il 70% delle vetture oggi in circolazione, per un totale di circa 14,5 milioni di veicoli tra auto e moto, anche se ogni automobilista o motociclista potrà beneficiarne una sola volta. Per il territorio lariano, dove l’auto resta appunto il mezzo più usato per raggiungere il lavoro e i servizi, la novità potrebbe alleggerire il bilancio di migliaia di famiglie già nei prossimi mesi.
Due misure che si muovono dunque nella stessa direzione, quella di alleggerire le spese legate all’auto, e arrivano in un momento in cui il costo della vita continua comunque a salire, come conferma la classifica sull’inflazione diffusa nelle stesse ore dall’Unione nazionale consumatori. Sui dati Istat di agosto, Como si piazza infatti all’ottavo posto tra le città più penalizzate dai rincari, con un’inflazione tendenziale del 3,4% e una spesa aggiuntiva di 1.019 euro all’anno per una famiglia media. Poco più indietro, ma con un aggravio superiore, si trova Lecco, settima, con il 3,6% e 1.024 euro in più. A dettare le prossime mosse del governo sul caro vita saranno ancora i numeri dell’Istat, che il 22 settembre pubblicherà i dati su Pil e deficit.


