Riorganizzazione delle scuole di Como. Il sindaco: “Meno scuole, ma più sicure”

Riorganizzazione delle scuole approvata in consiglio comunale. Tre gli astenuti, si tratta dei consiglieri della Lista Rapinese Milo Casati, Arianna Pellegatta e Camilla Veronelli. Non una vera e propria spaccatura, ma di certo prendono le distanze dalla delibera che – di fatto – modifica l’assetto della rete scolastica di Como, tra nuove chiusure e accorpamenti. Ma il tema non smette di far discutere.

Il sindaco comincia il suo intervento con un elenco lunghissimo di scuole “non a norma”, ereditate – dice – dalle amministrazioni che lo hanno preceduto. “Perfino Palazzo Cernezzi non era a norma”, ha aggiunto il primo cittadino comasco rivolgendosi alle opposizioni. “Compreremmo mai a nostro figlio un cellulare che nelle recensioni risulta esploso? Gli daremmo del cibo scaduto o lo porteremmo su una macchina senza freni? No. E allora perché dovremmo mandarlo in una scuola non a norma?”, commenta.

È Rapinese show in consiglio comunale. “Mi sto confrontando con soggetti che in tutte le 47 scuole presenti sul territorio non ne hanno lasciata una sola a norma. Il centrodestra – dice il sindaco – ha governato 30 anni, almeno una scuola a norma poteva lasciarla? Almeno mezza, almeno una palestra. No. E parlano”. E ancora: “Abbiamo stanziato 381mila euro sull’asilo nido di via Giussani, 423mila euro sull’asilo nido di via Passeri, 400mila su via Palestro. 32mila per l’infanzia di via Amoretti e 58mila per quella di via Brambilla. All’infanzia di via Breccia 12mila – prosegue il sindaco – 7mila all’infanzia in via Don Monza per l’asilo di via Mirabello 21mila. Più diversi altri interventi. Morale: stanziamo 16 milioni, ai quali manca ancora un milione e mezzo per la via Zezio, che metteremo a posto. Rapinese ha fatto meglio dei suoi predecessori? Se volete vedere cosa ha fatto questa amministrazione – aggiunge – andate a Lora, in via Borgovico, in via Giussani o alla palestra di via Cuzzi”.

Il sindaco, in sintesi, ha motivato la scelta di ridurre i plessi per investire sforzi e risorse sulla sicurezza. Meno scuole, quindi, ma – sottolinea Rapinese – messe a norma, sicure, ristrutturate e certificate.