Un contesto geopolitico incerto e che cambia sempre più rapidamente. Il conflitto internazionale fa sentire i suoi effetti e la guerra in Medio Oriente pesa anche sull’economia lariana e sulle imprese del territorio. Sono i temi al centro del convegno organizzato da Confindustria Como e promosso da Fineco. “Scenario geopolitico e sfide globali”: un’analisi approfondita per comprendere in anticipo i cambiamenti in atto, elemento sempre più importante nelle decisioni di impresa. Presente per l’occasione Alessandro Pozzi, professore di Geopolitica per la Difesa e la Sicurezza al Politecnico di Milano, introdotto da Pietro Lamboglia, Senior Private Banker e Group Manager Fineco Private Banking. Ad aprire il convegno Alberto Novarese, vicepresidente di Confindustria Como con delega all’Internazionalizzazione e Unione europea.
“La geopolitica oggi influenza tutte le nostre azioni, non soltanto quelle delle imprese, ma anche nella nostra vita quotidiana. Per questo è fondamentale conoscere questi fatti. La resilienza è parte integrante della strategia, forse quella principale”, ha sottolineato il vicepresidente Novarese. “Oggi – aggiunge – non si può aspettare che accadano le cose, bisogna cercare di prevederle e anticiparle. È ciò che gli imprenditori sono chiamati a fare, oggi più che mai”.
Una disamina attenta quella del professor Pozzi, che ha proposto una lettura delle dinamiche che stanno ridisegnando gli equilibri globali, con particolare attenzione al ruolo degli Stati Uniti, ai nuovi rapporti di forza tra le principali potenze e alle conseguenze che il nuovo senario geopolitico può produrre sulle strategie aziendali.
Geopolitica, sfide globali e l’impatto sull’economia italiana
“La guerra tra Iran e Stati Uniti si è configurata fin da subito come una guerra su quattro dimensioni. L’Iran, che non poteva sconfiggere Israele e Usa data la sua inferiorità tecnologica e militare, ha puntato a sviluppare su quattro dimensioni questo conflitto. Uno orizzontale, coinvolgendo oltre dieci Stati del Golfo, un secondo fronte verticale, interessando quanti più settori possibili. Il terzo è la politicizzazione, entrando nei parlamenti di molti Paesi europei. Il quarto è il tempo, che è la dimensione fondamentale. La logica dell’Iran è sopravvivere a questa guerra, prolungandola, presumendo di poter assorbire un costo molto maggiore di quanto siano disposti a sopportare gli attaccanti. Ed è esattamente ciò che è avvenuto”. È il quadro tracciato dal professor Pozzi, che poi precisa: “Ora siamo in una fase di stallo. Si è tentato un cessate il fuoco, poi fallito. Un accordo – ricorda ancora il docente del Politecnico – che era instabile, perché gli interessi strategici a monte di questa guerra non erano minimamente cambiati”.
“I costi intanto si stanno accumulando, per l’economia globale e soprattutto per quella americana. Per questo, gli Usa hanno scelto una guerra a intermittenza, nell’ipotesi che l’Iran possa stancarsi prima degli Stati Uniti, con una guerra a bassissima intensità. Questo è lo scenario che dobbiamo attenderci – spiega ancora Pozzi – più passa il tempo meno la presa su Hormuz sarà efficace”.
Si apre ora il fronte di Bab al-Mandab, “e qui viene il tema chiave per le aziende italiane – precisa l’esperto ospite a Confindustria Como – perché se Hormuz è un problema significativo per le forniture energetiche, da Bab al-Mandab transita il 40% di tutto il commercio extra europeo dell’Ue. Il 9% di tutto il commercio europeo. Nessun sistema economico può reggere all’interruzione del 9% del commercio”.
“Non è quello che accadrà – tiene ancora a sottolineare Pozzi – non ritengo ci sia un rischio concreto di blocco completo di Bab al-Mandab, ma l’avanzata Huthi fa sì che in quello stretto, che è enormemente più piccolo di Hormuz e quindi più facilmente controllabile, la minaccia ci sia. E ciò rende necessario per le aziende studiare dei piani B”.
“Quello che è cambiato radicalmente, già prima della seconda amministrazione Trump, è la posizione strategica statunitense, che da garante di un ordine liberale basato sulle regole, già dal 2017 ha accettato di essere entrato in un mondo multipolare e molto più sfidante. È diventato molto più estrattore e molto meno garante della sicurezza”, spiega ancora il professor Pozzi. “In questo contesto – aggiunge – regole che davamo per scontante nel periodo della globalizzazione non torneranno più. Tra queste, la libertà assoluta di circolazione delle merci e dei capitali nel mondo, le grandi potenze non si astengono più dalle guerre regionali, e il ruolo mediatore di organismi multinazionali come l’Onu”.
“Ma per le aziende – precisa – non è una situazione di caos. Non siamo nel caos, ma siamo in un mondo diverso con regole diverse. Follia sarebbe continuare a pianificare investimenti, mercati e sviluppo con le regole di dieci anni fa, perché non valgono più. La sicurezza oggi prevale sull’efficienza. Non è più una questione di mercati, si deve continuare a innovare, ma bisogna anche valutare nel proprio portafoglio di fatturato quale percentuale appartiene a ogni blocco geopolitico, e avere già dei piani B. Essere parte dell’Unione europea è fondamentale e – conclude – un vantaggio competitivo per le nostre aziende“.


