Cesc Fabregas, ospite al Festival dello Sport di Trento, si è raccontato con la consueta schiettezza.
L’allenatore del Como, ospite di uno dei talk più attesi della kermesse, ha parlato della nuova stagione e del legame con il club lariano.
Parole che arrivano a una settimana dal ritorno in campo. Dopo la sosta, il campionato del Como riprende domenica prossima all’ora di pranzo, con la delicata sfida del Sinigaglia contro la Roma.
“La vera sfida di quest’anno è affrontare qualcosa che non abbiamo mai sperimentato prima – ha spiegato il tecnico biancoblù – avremo tre impegni a settimana per tutta la stagione, e per molti ragazzi ci saranno anche la Nazionale e un livello di competizione più alto. Chiaramente è una situazione tutt’altro che semplice da gestire”.
Un salto di livello che è però la conseguenza diretta del progetto che lo ha convinto due anni fa. “Quando mi hanno contattato e mi hanno illustrato il progetto del Como, ho capito immediatamente che si trattava di qualcosa di differente: un ambiente con passione, persone perbene e autentica cultura del calcio. Ho iniziato ad approfondire la storia del club, cosa significa per la città e per i suoi tifosi. Mi ha colpito fin dal primo momento, e ciò che stiamo vivendo oggi è il frutto di un cambiamento totale, a 360 gradi”.
E proprio a quel progetto Fabregas ha legato il suo futuro, rifiutando le avance arrivate nell’estate 2025 dall’Inter. “Se devo perdere, voglio farlo a modo mio. Preparo ogni gara per giocarla secondo il nostro stile e pretendo che sia quella la nostra identità in campo. Poi può capitare che l’avversario sia più bravo e a quel punto non resta che fargli i complimenti”, ha detto ribadendo la sua filosofia. “So che alla fine un allenatore viene valutato per i titoli vinti, ma per me i veri trofei sono vedere crescere i giovani come Da Cunha e ritrovarli convocati in Nazionale. Tanti ragazzi hanno scelto Como per me: penso a Nico Paz, il cui padre ha intravisto qualcosa nel mio lavoro, ma potrei citare anche Perrone, Valle e tanti altri. Non mi sentirei di abbandonarli ora, di lasciare a metà il percorso identitario che stiamo costruendo”.
Infine non è mancato un riferimento ai giovani italiani che stanno crescendo nel vivaio di Mozzate. “Oggi il Como ha tre ragazzi italiani in Under 16, tre in Under 17, tre in Under 18, tre in Under 19, uno in Under 21 e due nella Nazionale maggiore. Ci stiamo arrivando, passo dopo passo. Stiamo lavorando per costruire qualcosa sulla base della nostra idea, con la speranza di portarli fino alla prima squadra e crescerli noi. Questo non significa che non esistano italiani forti che possano giocare con noi, certo che ci sono, ma bisogna lavorare, costruire e crederci. Prendete Mattia Liberali, è un grande esempio. Quando ci ho parlato sono stato chiarissimo: non ti prendiamo perché sei italiano, ma perché mi piacciono tantissimo come giochi, mi piace la tua personalità, il tuo carattere, la tua qualità”.
Fabregas al Festival dello Sport: “Como, un progetto diverso. Resto per i miei ragazzi”



