Tassa sulla salute, dal 2027 quota fissa decisa dalle Regioni. La proposta di Augurusa (Cgil)

Non è ancora in vigore ma non smette di far discutere: la tassa sulla salute è tra i temi al centro della nuova legge di bilancio e per la terza volta cambia tutto. Dal 2027 si passerebbe alla quota fissa fino a un massimo di 150 euro. Sono queste le principali novità introdotte nella bozza della finanziaria. L’articolo 70, in particolare, precisa che il contributo non sarà più proporzionale allo stipendio, ma stabilito dalle singole Regioni di confine in cui risiedono i lavoratori frontalieri. La bozza della legge varata dal Governo si avvia ora all’iter in Parlamento e spunta una modifica non di poco conto che riguarda direttamente i cosiddetti vecchi frontalieri. L’unica vittoria, seppur piccola, è l’addio alla retroattività. La decorrenza della tassa sulla salute non sarebbe più dal 2024, ma dal 2027. Insomma, un piccolo passo in avanti che però non cambia il risultato. A essere particolarmente contestata è proprio la quota fissa di cui si parla nella finanziaria.

“A decorrere dall’anno 2027 – si legge nell’articolo 70 – la quota è definita annualmente dalla regione di residenza in misura fissa tra un minimo di 30 e un massimo di 150 euro mensili”, a cui potrebbe aggiungersi un ulteriore importo massimo di 50 euro per i familiari a carico. E in caso di mancato pagamento, si legge ancora nella bozza, “è dovuta una sanzione amministrativa pari al 100% della quota non versata”.

Critico Giuseppe Augurusa, responsabile nazionale frontalieri della Cgil. “L’impressione è che l’ipotesi di una quota fissa serva per far apparire questa tassa più come un contributo e non come una vera e propria imposta”, ha commentato su Etv, a Border. “Eppure – aggiunge – l’unico aspetto costituzionale che aveva era esattamente la percentuale, perché prevedeva una sorta di progressività fiscale”.

Da qui la proposta. “L’articolo 11 del trattato riconosce un fondo a sostegno delle attività socio-economiche e a sostegno del sistema dei salari delle zone di frontiera – ricorda Augurusa – Di fatto, quindi, abbiamo già a disposizione uno strumento, per cui non sarebbe necessario applicare la tassa sulla salute”. Poi l’appello alla Regione: “Proviamo a lavorarci insieme”. Un fondo che, vale la pena precisarlo, ha già accumulato 21 milioni di euro ed è destinato ad aumentare di anno in anno, fino ai 130 milioni previsti nel 2033, quando i Comuni di frontiera dovranno dire addio ai ristorni. “E’ già previsto un sistema di finanziamento – ribadisce il sindacalista della Cgil – per questo sarebbe sufficiente togliere l’ipotesi di una tassa sulla salute, che – di fatto – sarebbe incostituzionale perché introduce la doppia imposizione”. Insomma, per Augurusa questo fondo potrebbe rivelarsi una valida alternativa alla tassa sulla salute.

Favorevole Giuseppe Licata, consigliere regionale di Forza Italia. “Si parla troppo poco di questo fondo e invece potrebbe essere una buona soluzione – commenta – Per questo, si può e si deve discutere”.