Inverni ormai mediterranei ed estati sempre più calde, anche tra il lago e le Prealpi. Sono gli effetti del cambiamento climatico al centro del convegno organizzato da Confagricoltura Como Lecco per i suoi 80 anni di storia. Sabato 7 novembre la sala conferenze della Fondazione Minoprio, a Vertemate, ha riunito agricoltori, esperti e giovani del settore per la mattinata dal titolo “E domani? Clima, territorio e futuro dell’agricoltura”. Ospite principale il climatologo Luca Mercalli, presidente della Società meteorologica italiana.
Secondo Mercalli il grande cambiamento è arrivato negli ultimi 25-30 anni. «Abbiamo inverni che ormai sono diventati, anche per la Pianura Padana e le Prealpi, inverni mediterranei», spiega il climatologo, che paragona l’estate appena trascorsa al clima di Tunisi. Effetti che toccano l’intero comparto agricolo e perfino il turismo, e che nei prossimi anni saranno ancora più marcati, tra temperature in aumento e fenomeni estremi sempre più frequenti. «L’agricoltura è colpita in prima linea», avverte Mercalli, che invita a sfruttare i dati della scienza per costruire scenari alternativi. «Dobbiamo avere pronto il piano B, perché tra qualche anno alcune colture non saranno più praticabili nemmeno in Pianura Padana. E lo deciderà l’atmosfera, non saremo noi a deciderlo». Margini per intervenire però ci sono, a partire dall’accordo di Parigi, che fissa l’obiettivo di emissioni zero entro il 2050. «Se non lo facciamo – osserva il climatologo – è come il medico che ti prescrive la dieta e tu non la segui. La malattia procede».
Effetti già concreti per le campagne del Comasco e del Lecchese. Il presidente di Confagricoltura Como Lecco, Silvio Maspero, parla di stagione fortemente negativa. «La siccità e le alte temperature hanno impedito di raccogliere ciò che avevamo prodotto», racconta. Le aziende hanno già preparato i terreni e ripreso le semine, ma le premesse non sono buone. L’assenza di gelo già a novembre, infatti, favorirà i parassiti e creerà problemi alle gemme delle piante. A pesare anche la qualità dei raccolti, come nel caso del mais colpito dall’aflatossina, sostanza tossica legata al caldo che lo rende poco adatto all’alimentazione di animali e persone.
«Non vogliamo essere soggetti passivi di fronte ai cambiamenti», sottolinea Maspero. Per l’associazione la risposta passa dunque dalla ricerca e dall’innovazione, a partire da varietà più resistenti agli sbalzi del clima e dalle cosiddette tecniche di evoluzione assistita, che permettono di selezionare piante più forti. «Siamo molti anni in ritardo – avverte il presidente – e ci auguriamo che nei prossimi anni le cose accelerino, altrimenti le aziende agricole cesseranno di esistere». Tra clima, costi delle materie prime e mercati, spiega Maspero, gli agricoltori devono abituarsi alla «logica di imprevedibilità del futuro».



