Tassa della salute, bagarre in consiglio regionale: bocciata la mozione del Pd, approvata quella di Fratelli d’Italia

“Andiamo avanti. Se c’è una legge votata in Parlamento va applicata”: nessuno spiraglio da parte dell’assessore regionale agli Enti locali Massimo Sertori, presidente della Commissione Italia-Svizzera, sulla tassa della salute per i “vecchi frontalieri”. Bagarre nel pomeriggio nell’aula del consiglio regionale, dove la questione è stata discussa grazie a due mozioni, una presentata dal Pd, mozione che è stata bocciata, e una da Fratelli d’Italia, approvata.

“In questi mesi abbiamo sentito dichiarazioni contrastanti da parte della maggioranza – è intervenuto il consigliere comasco del Pd Angelo Orsenigo, primo firmatario della mozione assieme a Samuele Astuti – I frontalieri sono nel caos più totale, così come i rapporti tra Italia e Svizzera per mancanza di chiarezza da parte della giunta lombarda. 80mila frontalieri aspettano di capire cosa succederà ai loro stipendi”.
La mozione del Pd impegnava la giunta a sollecitare il governo al rispetto di quanto previsto dall’accordo italo-svizzero del 2020, a richiedere l’abrogazione delle norme che prevedono l’introduzione della tassa sulla salute, a non dare corso alla normativa nazionale e a sollecitare un confronto tra Italia e Svizzera per la continuità e la stabilità del pagamento dei ristorni.

La mozione di Fratelli d’Italia, presentata come primi firmatari dai consiglieri Luigi Zocchi, Giacomo Zamperini e Anna Dotti, chiede invece di applicare la legge nel modo più limitato possibile, abbassando la percentuale di tassazione del reddito tra l’1% e il 3%. Si chiede inoltre di fare chiarezza sulle modalità di applicazione e su quelle di pagamento delle due annualità precedenti del 2024 e 2025.
“Da frontaliera e residente al confine – è intervenuta la consigliera della Lega Silvana Snider – fa molto piacere che il mio contributo rimanga sul territorio per permettere di aumentare lo stipendio di medici e infermieri”.

“Stiamo parlando di un fondo, secondo le stime, di 140 milioni – ha aggiunto Zamperini – I frontalieri hanno la possibilità di contribuire con una piccola parte del loro stipendio a supportare la sanità di confine. Non è possibile non applicare la legge e deve essere fatto in accordo con le altre Regioni”.
“La questione è stata largamente strumentalizzata – è intervenuto infine l’assessore Sertori – Questa norma prevede che i contributi raccolti servano a finanziare chi sceglie di lavorare in Italia e si parla di 10mila euro lordi all’anno in più per i medici e 5.400 per gli infermieri. Questo contributo è stato pagato dal ’74 al ’99, poi per un vuoto normativo non è più stato versato. Secondo le stime, un frontaliere che ha uno stipendio netto mensile di 4mila euro, dovrà pagare con l’applicazione della percentuale minima 120 euro per l’assistenza sanitaria. Non sono sicuro che questa battaglia possa portarvi qualche voto – ha proseguito Sertori riferendosi al Pd – Dovreste spiegare al personale sanitario perché volete negargli un aumento di stipendio. Una legge approvata va applicata”, ha concluso l’assessore.

“I primi che disattendono un accordo Italia-Svizzera siete voi” ha ribattuto in chiusura il consigliere Orsenigo.