Giardini a Lago, Comitato e Pd contro il Comune. Rapinese: “Mafalda di Savoia fa schifo, presto un intervento”

La zona a lago di Como cambia volto. I biancoblu non hanno fatto in tempo a finire il campionato che la curva in tubolari dello stadio Sinigaglia è già un lontano ricordo, mentre poco più in là i Giardini a Lago sono stati riaperti, anche se soltanto parzialmente. E ora occhi puntati sul lungolago Mafalda di Savoia.

Riaperti (in parte) i Giardini a Lago di Como, ma il Comitato esprime “forte indignazione”

Lungo viale Guglielmo Marconi davanti al Tempio Voltiano è ormai possibile passeggiare. Il porfido è stato rimesso a nuovo, il verde è curato e i cordoli sono stati rifatti. Una porzione è stata riaperta, quindi, ma le opere non sono ultimate. Il Comune di Como resta in attesa del parere della Soprintendenza, che potrebbe così sbloccare anche l’ultima parte di cantiere. Intanto però ai Giardini a Lago si torna a passeggiare e l’inaugurazione ufficiale è fissata per domenica alle 15.30.

In diretta su Etv il sindaco di Como, Alessandro Rapinese, ha fatto il punto della situazione. “Si può essere ipocriti e bugiardi quanto si vuole – è la frecciatina più o meno velata lanciata alle opposizioni – ma la verità è che l’azienda che si era aggiudicata l’appalto è stata cacciata perché non ha fatto bene il suo lavoro”. “Per un’azienda che non lavora fedelmente e non ha onorato il contratto”, aggiunge il primo cittadino, i lavori hanno accumulato ritardi. “Ai piangina che mi vogliono attaccare dico di non essere ridicoli”, ha aggiunto.

E alla vigilia dell’inaugurazione non mancano i malumori. “Dopo oltre due anni di attesa, disagi e speranze, il Comitato Como a Misura di Famiglia ritiene non ci sia nulla da festeggiare ed è forte l’indignazione, perché – si legge in una nota – non ci sono spazi per i bambini, tutti i giochi sono stati demoliti, non ci sono servizi igienici e sono più gli alberi abbattuti di quelli piantati”. L’amministrazione, aggiungono dal Comitato, investe “più nel distruggere che nel creare valore aggiunto per i cittadini”.

Lungolago Mafalda di Savoia, il sindaco: “Quando ci vado mi vergogno, sarà una delle prossime opere”

Spazio poi al vicino lungolago Mafalda di Savoia. “Fa schifo, è indecoroso”, ammette Rapinese. “Quando ci vado mi vergogno, ma non potevamo chiudere la passeggiata mentre erano in corso i lavori ai Giardini a Lago. Prima chiudiamo quel cantiere e poi passiamo a Mafalda di Savoia. Indubbiamente è una delle opere che sappiamo di dover fare e sarà molto più facile di altre che abbiamo realizzato. Non vado però a bloccare e saturare completamente quella zona: prima finiamo i Giardini a Lago e poi rifacciamo il lungolago Mafalda di Savoia, che dovremo inchiodare per 3/4 mesi”.

Intanto, dopo lungaggini burocratiche e imprevisti, il sindaco si è detto entusiasta perché “per questa estate sono riuscito ad avere l’autorizzazione dall’appaltatore e a riaprire, anche se solo in parte. Adesso aspetto che la Soprintendenza ci risponda. Appena mi dirà cosa fare, io agisco”.

Nuovo attacco dal Pd

Riaperti ma solo parzialmente i Giardini a Lago di Como. Mentre il sindaco esulta, le opposizioni passano all’attacco. Lo fanno in una nota gli esponenti dem comaschi, che riconoscono le inadempienze operative della ditta esecutrice e non all’amministrazione stessa, ma ribadiscono “il peso della responsabilità politica”. Per Alessandro Rossi, segretario Pd Como Convalle, Patrizia Lissi, capogruppo in consiglio comunale, e il consigliere comunale Stefano Legnani, “il ruolo di guida politica dell’amministrazione comporti una responsabilità complessiva sugli esiti delle opere pubbliche”.

“I lavori ai Giardini a Lago avrebbero dovuto concludersi integralmente entro febbraio 2025. L’apertura parziale dei Giardini è quindi solo il tentativo del sindaco di distogliere l’attenzione dei cittadini dalle responsabilità per il grave ritardo”, si legge nella nota del Pd di Como. Gli esponenti dem passano all’attacco e al sindaco dicono: “Una comunicazione costantemente improntata a toni enfatici, personalistici o arroganti rischia di alimentare divisioni e tensioni, senza contribuire a costruire quel clima di fiducia e collaborazione di cui la città avrebbe bisogno”.