Mercato del lavoro nel 2025 nel Comasco: aumenta il ricorso a contratti stagionali e intermittenti

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Il territorio di Como ha una bassa capacità di offrire una prospettiva a chi inizia l’esperienza nel mondo del lavoro. La stagionalità di alcuni comparti diventa una barriera d’ingresso per tanti lavoratori che aspirano, legittimamente, ad un’occupazione stabile. E quanto emerge dal report “Avviamenti e cessazioni mercato del lavoro in provincia di Como nel 2025” della Uil del Lario.
Nei primi nove mesi del 2025 in provincia di Como si sono registrate 51.010 assunzioni, in calo di 2.391 unità rispetto allo stesso periodo del 2024 (-4,48%). La maggior parte delle assunzioni (22.211) sono a termine, 9.936 con contratto a tempo indeterminato, 5.630 stagionali. A queste tipologie si aggiungono i contratti di apprendistato (2.005), di somministrazione e intermittenti (rispettivamente 5.519 e 5.709).
In termini percentuali, le assunzioni a tempo indeterminato nel 2025 calano dell’8,57%, mentre aumenta rispetto al 2024 l’uso da parte delle aziende degli stagionali (+4,45%) e dei somministrati.
Lo studio dunque evidenzia la fragilità del territorio comasco: emblematico è il tasso di trasformazione dei contratti stagionali in indeterminati, pari all’1,07%, un dato che fotografa la difficoltà strutturale di stabilizzare l’occupazione. Interi comparti produttivi continuano a fondarsi sul lavoro occasionale, rinunciando così alla possibilità di costruire e valorizzare manodopera qualificata e formata e alimentando un ricambio continuo di forza lavoro anno dopo anno. La causa della difficoltà delle imprese nel reperire candidati va ricercata non soltanto nella carenza di lavoratori, ma anche – secondo la Uil del Lario – in un mercato del lavoro che fatica a competere con quello elvetico non soltanto sul piano retributivo ma anche su quello della stabilità occupazionale.
La Uil chiede dunque l’apertura di un confronto, promosso dall’Italia, in sede europea per valutare la possibilità di estendere al territorio comasco strumenti assimilabili a una zona economica speciale. “Ancora prima di questo, – afferma il coordinatore della Uil del Lario, Dario Esposito – è necessario intervenire a livello locale: se non vuole continuare a perdere attrattività, Como deve diventare un modello capace di fare sistema attraverso patti territoriali e collaborazioni strutturate tra istituzioni, imprese e parti sociali”.