“Siete ancora in tempo, ritirate la tassa”. Appello delle opposizioni e delle organizzazioni sindacali a Regione e ministero dell’Economia per bloccare la tassa della salute dopo la decisione del Consiglio di Stato del Ticino di sospendere i ristorni dei frontalieri. Intanto, l’Associazione dei Comuni Italiani di Frontiera, con il presidente Massimo Mastromarino ha chiesto con urgenza di incontrare i rappresentanti del governo Italiano, per affrontare la questione.
“Alla fine, la decisione che temevamo è stata presa – dicono Angelo Orsenigo e Samuele Astuti, consiglieri regionali del Pd – Lo abbiamo detto in tutte le lingue, sia al Governo che alla Regione, quell’imposta non aveva ragione d’essere, era incostituzionale, contraria all’accordo fiscale e un errore perché avrebbe messo in dubbio i ristorni. Ma niente: la destra è andata avanti dritta per la sua strada”. “I Comuni di frontiera ora dovranno rifare i conti, ricalcolare alcune voci di bilancio, magari sospendere dei servizi – aggiungono – Non ci resta che un ultimo appello al presidente della Regione e al ministro dell’Economia: ripensateci, siete ancora in tempo, ritirate quella tassa, rimettete le cose in pari con la Svizzera e forse eviterete di mettere in ginocchio i comuni di frontiera”.
“Grazie all’ottusità e al dilettantismo dei governi di destra a Roma e in Lombardia, a pagare saranno principalmente i comuni di frontiera delle province di Varese e di Como – attacca il senatore del Pd Alessandro Alfieri – Davanti all’evidenza Giorgetti e Fontana si fermino ritirino la tassa della salute e restituiscano i ristorni ai Comuni di frontiera”. “A pagare il prezzo dell’ostinazione del centrodestra saranno invece i territori di confine, in particolare i Comuni delle province di Como e Varese, che rischiano di perdere risorse fondamentali per garantire i servizi ai cittadini – aggiunge Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera – Chiediamo a Regione Lombardia di ritirare immediatamente la tassa sulla salute auspicando che il confronto di oggi tra il Governo e le autorità svizzere eviti un danno economico ai territori di frontiera e ristabilisca un clima di collaborazione istituzionale”.
Dalla maggioranza della Regione al momento l’unica voce è quella di Giuseppe Licata, Forza Italia: “Il blocco dei ristorni impone una riflessione seria e responsabile – dice – Purtroppo, le strumentalizzazioni politiche e l’innalzamento dei toni hanno contribuito ad alimentare tensioni, stimolando una reazione che oggi rischia di penalizzare direttamente i territori di confine e le loro comunità. Su temi così delicati, che coinvolgono equilibri economici, istituzionali e sociali consolidati nel tempo, serve senso di responsabilità e capacità di dialogo, non propaganda. Allo stesso tempo, la discussione sull’eventuale introduzione della cosiddetta tassa della salute per i vecchi frontalieri non può essere affrontata in modo parziale o limitato alla sola Lombardia. È necessario allargare il confronto a tutte le regioni interessate. Serve un approccio unitario e pragmatico, che sappia difendere gli interessi dei nostri territori senza compromettere i rapporti di collaborazione con il Canton Ticino e con la Confederazione Svizzera”.
Giuseppe Augurusa, responsabile nazionale frontalieri Cgil, parla di “una situazione di inaudita gravità”.
Sul versante svizzero, soddisfatto Lorenzo Quadri, Lega dei Ticinesi. “Bene che non ci sia stata una retromarcia da parte del Consiglio di Stato – ha detto – Intendiamoci: la tassa sulla salute di per sé ci sta bene. Aumentare la pressione fiscale sui “vecchi” frontalieri, che sono dei privilegiati fiscali, genera in Ticino un benvenuto effetto antidumping. Tuttavia Roma viola l’accordo sulla fiscalità e la Svizzera (e quindi il Ticino) non può certo stare a guardare”.


