Una spy story comasca, il mistero delle 12 casse con le carte segrete di Mussolini

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Una spy story comasca che riporta a 80 anni fa. Il mistero di dodici casse con carte segrete di Mussolini ed un carteggio del 1946 sono al centro di un un articolo del Corriere della Sera di oggi. Nel pezzo si racconta che a gennaio del 1946 un capitano dell’esercito americano fu ricevuto in udienza privata dal pontefice Pio XII; tre giorni dopo monsignor Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI e all’epoca segretario personale del papa, lo riferì al vescovo di Como Alessandro Macchi in una missiva in cui scriveva che l’ufficiale alleato aveva informato che nel collegio Gallio si trovavano dodici casse di documenti di Mussolini, tra cui suoi autografi.

   “I comandi alleati – scriveva Montini – potrebbero d’autorità pretendere tali casse. Per ora preferiscono proporre che siano trasferite e cedute al Vaticano, riservandosi di prendere copia fotografica dei documenti che loro interessano”. Il vescovo di Como tuttavia rispose di poter “assicurare che nulla di nulla è presso il Collegio Gallio”.

   L’intero carteggio si trova oggi nell’archivio Apostolico Vaticano. Il contenuto dello scambio è stato anticipato da una ricercatrice, Valentina De Santis che ha pubblicato il libro “Le dodici casse di Benito Mussolini” nel quale racconta tra l’altro di come si sia imbattuta del tutto casualmente nella corrispondenza tra Montini e Macchi. Proprio al Gallio si nascose Vittorio Mussolini, secondogenito del Duce e lì rimase fino al finire del 1945 quando scappò in Argentina.