Ogni anno, quando le temperature iniziano ad alzarsi, la situazione si ripete. I “bagni vietati” non tardano ad arrivare e decine di turisti si immergono nelle acque del Lago di Como per cercare refrigerio, nelle zone dove però vige il divieto assoluto di balneazione. Ed è qui che il paradosso è servito: l’area davanti al Tempio Voltiano viene indicata da Google Maps come “Como Beach” con tanto di recensioni e foto, proprio come se si trattasse di una spiaggia libera utilizzabile dai turisti, quando si sa bene, anche perché è chiaramente indicato dai cartelli scritti in diverse lingue, che si tratta di una zona di pericolo, dove è assolutamente vietato immergersi e nuotare.
La segnalazione arriva da un telespettatore, che dopo aver scritto sul web diverse recensioni negative e aver informato il Comune di Como, spiega come la situazione non sia cambiata.
“Oggi – spiega – ho ricevuto una notifica. La mia recensione che indica zona di pericolo e zona di scarico della fogna, è stata eliminata da Google”.
Anche oggi la zona davanti al Tempio Voltiano è stata immancabilmente assediata da chi ha voluto usarla come una spiaggia, sdraiandosi sui teli e non rinunciando a immergere i piedi nel Lago se non addirittura a farsi una nuotata. Nessuno sembra badare a quel “divieto di balneazione” e a quella “zona di pericolo” chiaramente indicata. Le tragedie che si sono verificate nel corso degli anni nel Lago di Como sono la prova dei rischi che si corrono. Non soltanto. Si tratta anche di una situazione di igiene, salute e decoro urbano. I campionamenti delle acque che si susseguono di anno in anno indicano tra le situazioni peggiori quella del torrente Cosia, la cui foce, ai giardini a lago, risulta inquinata. Proprio lì, dove tanti sono soliti tuffarsi in acqua. I turisti, soprattutto stranieri, fanno il bagno noncuranti dei potenziali pericoli legati alla salute.


