Sindacati contro il Comune di Como: “Il confronto non è una concessione, è un dovere istituzionale”

Il ragionamento parte dagli orti di Rebbio ma si allarga ben presto a molti altri temi: dalla bocciofila al luna park, dalle scuole allo stadio fino ai parcheggi.

Cgil, Cisl e Uil, con una nota congiunta, tornano a contestare la giunta comunale, che  – spiegano – decide e comunica in maniera unilaterale senza possibilità di mediazione, discussione o partecipazione. “Ancora una volta il Comune di Como assume decisioni senza costruire prima un confronto vero con chi ne subirà direttamente le conseguenze – scrivono i sindacati -. Il punto non è contestare il diritto dell’Amministrazione di scegliere il futuro dell’area; il punto è il metodo. Amministrare significa ascoltare, spiegare le proprie scelte, accettare il contraddittorio e verificare la possibilità di soluzioni condivise”. Quindi, a titolo esemplificativo, vengono passate in rassegna le numerose questioni al centro di questo mandato amministrativo.

“Quello degli orti non è un caso isolato – sottolineano Cgil, Cisl e Uil -. Lo stesso atteggiamento si ritrova nelle scelte sulle scuole e sui servizi educativi, che andrebbero rafforzati; sul futuro dell’area dello stadio, che richiede trasparenza e partecipazione; nella vicenda dei giostrai, dove la mancanza di una soluzione condivisa ha portato il conflitto fino ai tribunali; e nella chiusura della storica Bocciofila di via Balestra, luogo di socialità soprattutto per molti anziani, senza che fosse garantita una vera alternativa. Lo ritroviamo – dicono ancora – anche sulle tasse, sulla Tari, sui parcheggi, sulla mobilità e sui servizi pubblici. La difficoltà diventa così la giustificazione per ridurre, spostare o chiudere un servizio, uno spazio o un’attività. Noi pensiamo il contrario – viene precisato – se una realtà non funziona, non si cancella; si interviene per farla funzionare. Chiudere può sembrare la strada più semplice – concludono – ma il costo di quelle decisioni ricade sulle famiglie, sui lavoratori, sui pensionati e sui quartieri”.

La lunga nota pone poi tre domande: “Perché il sindaco rifiuta un confronto vero e preventivo? Perché ogni richiesta di dialogo viene trattata come una contestazione? Perché la posizione dell’Amministrazione viene presentata come l’unica possibile? Il mandato ricevuto dai cittadini – si legge nel finale – non autorizza a governare senza ascoltare. Impone, al contrario, una responsabilità maggiore verso l’intera comunità. Il confronto – scrivono i sindacati – non è una concessione, è un dovere istituzionale”.