La penna “smart” per lo screening precoce della disgrafia. Lo studio di Politecnico di Milano e Insubria

15659 La penna smart per lo screening precoce della disgrafia. Lo studio di Politecnico di Milano e Insubria 1788783923

Una penna sensorizzata e brevettata per uno screening precoce delle difficoltà di scrittura. È stato pubblicato uno studio del Politecnico di Milano e dell’Università dell’Insubria di Varese e Como, che ha coinvolto oltre 700 bambini di tutto il ciclo delle scuole primaria e secondaria di primo grado, i quali hanno potuto utilizzare la THInkPen (Tele-Health Ink Pen) durante l’esecuzione di due prove, ovvero la Batteria per la Valutazione clinica della Scrittura e della Competenza Ortografica. Si tratta del test più usato in Italia per valutare difficoltà di scrittura, disgrafia e disortografia.

L’elemento innovativo che la contraddistingue è che la penna a inchiostro sensorizzata permette di arricchire le informazioni dei test clinici, come richiesto dalle ultime linee guida approvate sui DSA (Disturbi specifici dell’apprendimento), ma si usa per scrivere su carta, proprio come una semplice penna, differenza sostanziale rispetto ad altri strumenti di screening come i tablet. Dalla mole di dati acquisiti, infatti, sono stati estratti indicatori digitali relativi a varianti nello scrivere quali la pressione sul foglio, la fluidità del movimento, l’inclinazione della penna e la frequenza dei segnali che giungono al dispositivo attraverso i sensori: i dati raccolti sono stati successivamente analizzati per valutarne la correlazione con i punteggi clinici, modellarne l’andamento nelle diverse classi scolastiche e identificarne l’utilità nell’individuazione delle difficoltà di scrittura, grazie agli algoritmi di intelligenza artificiale appositamente sviluppati.

«L’impiego della THInkPen nell’analisi non solo del prodotto finale, ma dell’intero processo di scrittura, potrebbe favorire un’identificazione precoce delle difficoltà di scrittura in ambito scolastico, facilitando così una tempestiva ed efficace attivazione dei servizi clinici», spiega Simona Ferrante, docente e coordinatrice del team di ricercatori del Politecnico di Milano.

«Questo aspetto assume particolare rilevanza alla luce della crescente domanda che i servizi di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza si trovano quotidianamente a fronteggiare e delle conseguenti lunghe liste d’attesa – aggiunge Cristiano Termine, docente di Neuropsichiatria Infantile all’Università dell’Insubria –. Le difficoltà scolastiche rappresentano infatti uno dei principali motivi di richiesta di valutazione ai servizi, ma non tutte le difficoltà incontrate dagli studenti necessitano di un approfondimento clinico specialistico. Diventa quindi fondamentale poter disporre di strumenti di osservazione e di screening affidabili, in grado di aiutare la scuola a comprendere meglio la natura delle difficoltà e a individuare più precocemente le situazioni che richiedono effettivamente un invio ai servizi di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza».