Il Como in Champions, il giorno più atteso. Festa biancoblu in città per l’esordio contro il Lipsia

La giornata più attesa. La Como appassionata di calcio si è alzata con un solo pensiero in testa, la partita tra la squadra di Fabregas e il Lipsia.
La prima volta in Champions League nella storia di 119 anni. Per qualcuno vale come una finale dei Mondiali, anche se è solo l’inizio di un sogno, di un torneo che porterà sul Lario Manchester United, Aek Atene e i campioni d’Europa del Paris Saint Germain.

Città affollata – e anche il traffico ne ha risentito – con turisti tedeschi con la maglia del Lipsia che si sono fatti fotografare davanti al lago. E i negozi del club lariano sono stati pacificamente presi d’assalto, sia dai tifosi locali, desiderosi di avere un gadget in un circostanza così importante, sia da chi viene da fuori e ha deciso di tornare a casa con un ricordo biancoblù. Molto gettonata la nuova maglia, anche se non è sicuramente a buon mercato, al pari delle divise ispirate alla casacca della squadra lariana degli anni ’80, quella spesso citata come iconica dagli appassionati, almeno fino all’avvento dell’attuale proprietà e della squadra di Cesc Fabregas, che ha conquistato il quarto posto nella scorsa stagione e la qualificazione alla Champions.
In molti hanno scelto per questa giornata di vestirsi di biancoblù, di portare una sciarpa o un segno distintivo targato Como 1907.

Un giorno storico, si è detto, che rimarrà indelebilmente nei ricordi di chi lo ha vissuto. Quello che è stato segnato in agenda nel momento in cui il Como ha ottenuto il pass per la Champions 2026-2027. La lunga estate con il mercato, la fase preliminare con i nomi delle possibili avversarie fino ad arrivare al sorteggio al Principato di Monaco. Un percorso culminato con la partita contro il Lipsia, con lo stadio, con la nuova curva, con il tutto esaurito e quasi 11mila spettatori. E già alle 18, all’apertura dei cancelli, tre ore prima del fischio d’inizio, c’è chi ha voluto entrare allo stadio per non perdersi ogni singolo istante fino al fischio d’inizio e per assaporare l’aria di Champions.

Perché le partite passano e i risultati pure. Ma c’è un momento che non passerà mai: quello in cui qualcuno, tra trent’anni, chiederà: “Dov’eri la prima volta del Como in Champions?”. E chi c’era ricorderà 11mila voci che cantavano lo stesso inno per la prima volta, con il lago alle spalle e il cielo d’Europa finalmente sopra la testa.