Como, piano scuole 2027-2028. Opposizioni all’attacco: “Contraddizioni e mancanza di confronto”

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Dopo le indicazioni emerse dal documento del settore Servizi alla persona – Servizi educativi del comune di Como sulla proposta di riorganizzazione della rete scolastica per l’anno 2027-2028 (leggi qui) con la riduzione già annunciata della riduzione degli istituti comprensivi da 8 a 5 e la chiusura dell’asilo “Carluccio” di via Volta intervengono Pd e Fratelli d’Italia.

Il Pd: “Ennesima conferma della mancanza di una visione”

“Questo modo di procedere è l’ennesima conferma della mancanza di una visione di prospettiva di lungo periodo da parte dell’amministrazione comunale su un tema così importante per la città, ed in particolare per le famiglie” scrivono i dem Daniele Valsecchi, Stefano Legnani e Francesco Finizio.

“Ancora una volta assistiamo – si legge – al solito, logorante “fare e disfare” di un’amministrazione che, per l’ennesima volta, pretende di cambiare le carte in tavola smantellando quanto fatto prima e ripartendo da zero. E’ un piano calato dall’alto, elaborato senza il minimo confronto con gli istituti coinvolti; confronto al quale il sindaco si conferma, ancora una volta, non disponibile. È proprio da questo rifiuto categorico del dialogo che scaturiscono decisioni sbagliate, frettolose e scellerate che hanno come unico risultato quello di generare caos e gettare nell’angoscia e nell’incertezza le famiglie, i docenti e tutto il personale scolastico. Come PD cittadino non possiamo quindi che esprimere la più totale contrarietà a questo provvedimento e alle chiusure previste che trasferiremo a tutti i livelli del nostro partito per lavorare insieme e dare battaglia. Crediamo fortemente che la scuola debba essere posta al centro delle politiche amministrative, ma qualsiasi ipotesi di riorganizzazione strutturale deve nascere da un tavolo di confronto serio e partecipato con tutte le componenti del sistema educativo: genitori, insegnanti, dirigenza scolastica e sindacati. Spetta poi all’amministrazione decidere, ma solo da decisioni condivise nascano le soluzioni migliori per la comunità”.

“Questo è l’unico metodo che riteniamo possibile e che sarà il nostro dal 2027, dopo le elezioni comunali. Lo dobbiamo ai cittadini e alle cittadine di Como che hanno il diritto di pretendere servizi pubblici all’altezza. Vogliamo che la scuola torni a essere la “prima casa” di ogni quartiere: un fulcro sociale e culturale vivo, capace di fare rete con le associazioni e le realtà del territorio perché il futuro non può essere fatto solo di rassegnazione e tagli, ma di contrasto attivo alla denatalità. Dobbiamo investire sui servizi educativi per rilanciare l’idea di una Como per tanti, accogliente ed aperta, e non di una Como per pochi, come sta tristemente dimostrando di volere l’attuale amministrazione.” Concludono Valsecchi, Legnani e Finizio.

Fratelli d’Italia: “Nessuno è obbligato a dire sì”

“Partiamo da Ponte Chiasso – scrive il presidente provinciale Stefano Molinari-. Il sindaco aveva deciso di chiudere la scuola, nonostante le proteste e la raccolta firme dei cittadini. Oggi, invece, il nuovo piano prevede di trasferire proprio a Ponte Chiasso la scuola dell’infanzia di Monte Olimpino. Prima si chiude una scuola perché non serve più. Poi si decide di utilizzarla per trasferirci un’altra scuola. È questa la programmazione di cui parla Rapinese?”. Si chiede l’esponente del partito.

E poi c’è la Corridoni, che ormai è diventata il simbolo di questa vicenda.
“Nel piano comunale del 2024 – ricorda Molinari – la scuola di via Sinigaglia veniva indicata come struttura sicura e come possibile soluzione per accogliere gli alunni della Perti. Poi Rapinese decide di chiuderla. Le famiglie si mobilitano, emergono contestazioni e criticità sul trasferimento, intervengono le istituzioni scolastiche e il Consiglio di Stato sospende la chiusura. Oggi la Corridoni è aperta e oltre 200 bambini sono rimasti nelle loro aule. E mentre si insisteva sulla necessità di trasformare quell’area in un autosilo, riscopriamo che esistono anche altre possibilità, come l’ex caserma di via Borgovico, sulla quale la Provincia ha indicato risorse per uno studio di fattibilità.

Due vicende diverse, “ma un unico filo conduttore” – si legge nel comunicato -: “decisioni che cambiano, scelte che si contraddicono e famiglie che nel frattempo devono adeguarsi. Per questo il nuovo piano non può essere considerato una semplice pratica amministrativa.
Rapinese lo porterà in Consiglio comunale e la sua maggioranza potrà approvarlo. Ma poi il piano arriverà in Provincia. E lì i consiglieri provinciali non dovranno limitarsi a una semplice presa d’atto. Dovranno entrare nel merito, verificare ogni scelta, valutarne la coerenza, le conseguenze e le alternative. E dove ci sono decisioni sbagliate o contraddittorie – conclude Molinari – dovranno avere la responsabilità politica di bocciarle. Rapinese può decidere come crede. Ma nessuno è obbligato a dire sì”.

Gaddi (Forza Italia): “Ennesimo atto di guerra”

“Il piano di riorganizzazione scolastica è l’ennesimo atto di guerra contro l’efficienza e la qualità del sistema scolastico”. Tuona il consigliere regionale e coordinatore provinciale di Forza Italia, Sergio Gaddi. “Oltre alle altre insensate chiusure previste – aggiunge – si insiste ancora sulla scuola Corridoni, diventata simbolo dell’accanimento del sindaco che inspiegabilmente vuole farne un autosilo, ma che fortunatamente è stata salvata dal Consiglio di Stato. La responsabilità di queste imposizioni sarà tutta dei consiglieri comunali di maggioranza, che dovranno mettere il loro voto e la loro faccia su queste scelte scellerate. Forza Italia esprime l’assoluta contrarietà al piano e confida che nel passaggio in Provincia venga bocciato senza appello, perché la valenza politica supera di gran lunga eventuali tecnicismi o interpretazioni formali. Le famiglie – conclude Gaddi – si tutelano con i sevizi e con il dialogo, non con le chiusure. A maggior ragione dopo la chiarissima presa di posizione del Consiglio di Stato che ha evidenziato l’importanza fondamentale della didattica”.