Il piano di riorganizzazione delle scuole di Como – per ora – si ferma in consiglio provinciale dove arriva uno stop. Il sindaco Alessandro Rapinese non ci sta, torna a criticare i partiti e la politica va al contrattacco. La riunione in programma ieri sera aveva tra i punti all’ordine del giorno l’organizzazione della rete delle istituzioni scolastiche per l’anno 2027-2028, il primo cittadino di Como, Alessandro Rapinese (che è anche consigliere provinciale), era videocollegato. Suo l’unico voto a sostegno del provvedimento, contro gli altri 12 consiglieri.
Nella delibera del consiglio provinciale viene accolta soltanto una parte delle modifiche adottate da Palazzo Cernezzi. In sostanza c’è il sì alla nuova articolazione che coinvolge i Comprensivi di Faloppio, Como-Prestino-Breccia e Como-Rebbio. Questo si è reso possibile perché tutti gli enti coinvolti hanno espresso parere positivo al termine di un percorso di confronto. Cosa che non è accaduta, invece, per gli accorpamenti che vedono coinvolti altri comuni di cintura per cui non sono arrivate deliberazioni o – come nel caso di Torno – hanno espresso parere contrario. Mancando quindi l’intesa con le altre istituzioni vengono meno le indicazioni previste dalla normativa regionale. A questo si aggiunge poi l’altro tema caldissimo: quello delle riannunciate chiusure della primaria “Corridoni” e dell’infanzia “Carluccio” che quindi si fermano. Anche qui si è ricordato che non risulta raggiunta l’intesa con le scuole, scuole che hanno manifestato il loro dissenso.
Rapinese ha preso la parola per spiegare e sostenere ancora una volta il piano ricordando numeri e motivazioni alla base del provvedimento. Sottolineando che Como ha 47 scuole non a norma per colpa di chi lo ha preceduto. “Sento puzza di elezioni” ha detto lasciando intendere che i partiti si stanno coalizzando contro di lui nell’abbracciare una causa contro l’interesse della città.
Attraverso i suoi canali social qualche ora dopo il voto ha scritto: “Oggi il Consiglio Provinciale in virtù di una nuova normativa regionale, creata ad hoc per Rapinese, ha bocciato, su indicazione delle dirigenti scolastiche, l’ennesimo tentativo di risolvere l’annoso problema delle scuole marce e vuote in Como”.
“Mi aspetto che un sindaco rispetti la legge, non che si inventi che viene scritta contro di lui – tuona il consigliere regionale di Forza Italia, Sergio Gaddi –. Gli ricordo che Regione Lombardia lavora e legifera nell’interesse di 10 milioni di persone ed è davvero comico, prima ancora che offensivo, sostenere che voglia o possa concentrarsi sul cittadino Rapinese. Detto ciò – ha aggiunto – il Consiglio Provinciale ha votato una delibera perfetta, articolata e motivata che ha bocciato il piano. È la strada giusta, che naturalmente proseguirà anche in Regione”.
Le reazioni politiche vanno tutte nella stessa direzione. Dal Pd di Como Carla Gaiani e Daniele Valsecchi parlano di “un’ottima notizia” e aggiungono: “La decisione dei consiglieri provinciali pone uno stop al piano insensato, sbagliato, non ragionato e non condiviso di questa amministrazione”.
“Lo stop deciso dalla Provincia riguarda le modifiche proposte per diversi istituti comprensivi cittadini, comprese quelle relative alla primaria Corridoni e all’infanzia Carluccio. È un risultato importante, raggiunto grazie al lavoro di squadra e alla capacità delle istituzioni di assumersi le proprie responsabilità nell’interesse della comunità” conclude il presidente provinciale di Fratelli d’Italia, Stefano Molinari.
“Nessun complotto oscuro, nessuna fantomatica “legge anti-Rapinese” – sottolinea infine la Lega – Adesso basta con la propaganda e i teatrini. Rapinese convochi immediatamente un tavolo tecnico con le scuole e le famiglie”


