Como, niente posto barca se ne hai già uno in provincia. Peddone: “L’ennesimo schiaffo”. Csu replica

Rivoluzione dei posti barca a Como, il nuovo regolamento per i porti comunali gestiti da Csu è ormai realtà, ma non mancano dubbi e perplessità. Una su tutte? Il punto 8 dell’articolo 6 del regolamento. “La richiesta – si legge testualmente – può essere presentata da persone fisiche e persone giuridiche che non risultino titolari o detentori di qualsiasi titolo di posti di ormeggio nelle province di Como, Lecco e Sondrio”.

In sintesi: chi vuole partecipare al bando per aggiudicarsi un posto barca a Como, non deve avere posti di ormeggio in altre località della provincia, così come nel Lecchese e in provincia di Sondrio. In caso contrario, cioè se commercianti o privati disponessero di un ormeggio in una di queste tre province, l’unica soluzione per poter partecipare al bando a Como è lasciare prima il posto barca nelle altre località. Dopo aver lasciato un posto sicuro però, non è detto che si riuscirà effettivamente a ottenere un posto di ormeggio in città. A fare il punto in rappresentanza della categoria è Pietro Peddone, dell’Associazione noleggio da diporto.

Il nuovo regolamento di Palazzo Cernezzi, lo ricordiamo, mira a proteggere il lago e regolamentare l’uso – talvolta indiscriminato – delle sue acque, evitando – diceva il sindaco Rapinese – di “speculare su un bene demaniale”. Per questo, aveva spiegato lo scorso luglio il primo cittadino comasco, è prevista una “totale rigidità delle regole”, per permettere a Csu – Como Servizi Urbani – di lavorare senza ostacoli o impedimenti”. Peddone, invece, in rappresentanza della categoria si domanda quale sia l’interesse pubblico dietro questa scelta.

“Bisogna essere democratici. C’è un esubero di richieste di posti barca. È una questione di logica e democrazia”, è la replica del presidente di Csu, Maximiliano Galli. “È una scelta motivata dalla volontà – aggiunge – di dare a tutti la possibilità di avere almeno un posto di ormeggio”.