Guerra in Iran, rincari per 7 miliardi. Diodato: “Ennesima stangata, ma le commesse non si fermano”

7785 Guerra in Iran rincari per 7 miliardi. Diodato Ennesima stangata ma le commesse non si fermano 1776341736

Incertezza e instabilità fanno da sfondo a uno scenario sempre più preoccupante. Per imprese e famiglie lo shock energetico causato dal conflitto nel Golfo si traduce in un aumento della spesa che supera i 7 miliardi di euro per carburanti, energia elettrica e gas. E se le tensioni in Medio Oriente dovessero aumentare, i rincari rischiano di farsi ancora più salati. L’impennata del gasolio in meno di due mesi, tra il 28 febbraio e il 10 aprile, si traduce in aumenti pari a 1,7 miliardi. L’impennata dei prezzi riguarda anche il gas, sottolineano da Cna, con inevitabili ripercussioni su famiglie e imprese, pari addirittura ai 3 miliardi di euro. Per l’energia elettrica, invece, si stima un rincaro di oltre 2 miliardi. A fare il punto e a tracciare un bilancio della situazione è Pasquale Diodato, presidente di Cna Lombardia Nord-Ovest.

Luce, gas e soprattutto carburanti: il settore del trasporto su gomma rischia il collasso, con aumenti tra il 30 e il 40%. “Le imprese più piccole e meno strutturate rischiano di non farcela”, ribadisce il presidente Diodato. “Le commesse fortunatamente non si fermano e voglio essere positivo – aggiunge – Quel che è certo però è che non si può andare avanti così ancora per molto”.

E non è tutto: il Made in Italy, famoso nel mondo, rischia di subire l’ennesimo scossone. I Paesi coinvolti direttamente e indirettamente nei conflitti rappresentano il terzo partner commerciale dell’Italia, con quasi 60 miliardi di euro di valore delle esportazioni. È facile immaginare, quindi, che un eventuale blocco comporterebbe perdite di incassi non di poco conto. Soltanto il Medio Oriente è una zona che vale quasi 30 miliardi di euro per l’export italiano. Per questo, per un Paese orientato all’export come l’Italia, i conflitti e le barriere commerciali impattano pesantemente sulle vendite all’estero. A risentirne, quindi, anche il commercio e la manifattura italiana, che è un punto di riferimento anche nel Comasco, ma non solo. Massima attenzione al tessile, alla meccanica e all’arredo.

È l’energia elettrica a guidare la classifica dei rincari, ma per le piccole e medie imprese preoccupa anche il brusco aumento delle materie prime, in particolare rame, ferro, alluminio e carburanti. Rialzi più contenuti per l’acciaio, stabile invece il prezzo delle farine. Un quadro preoccupante anche per le famiglie e non solo per le aziende.