Guerra in Iran, rincari per 7 miliardi. Diodato: “Ennesima stangata, ma le commesse non si fermano”

Incertezza e instabilità fanno da sfondo a uno scenario sempre più preoccupante. Per imprese e famiglie lo shock energetico causato dal conflitto nel Golfo si traduce in un aumento della spesa che supera i 7 miliardi di euro per carburanti, energia elettrica e gas. E se le tensioni in Medio Oriente dovessero aumentare, i rincari rischiano di farsi ancora più salati. L’impennata del gasolio in meno di due mesi, tra il 28 febbraio e il 10 aprile, si traduce in aumenti pari a 1,7 miliardi. L’impennata dei prezzi riguarda anche il gas, sottolineano da Cna, con inevitabili ripercussioni su famiglie e imprese, pari addirittura ai 3 miliardi di euro. Per l’energia elettrica, invece, si stima un rincaro di oltre 2 miliardi. A fare il punto e a tracciare un bilancio della situazione è Pasquale Diodato, presidente di Cna Lombardia Nord-Ovest.

Guerra in Iran e prezzi alle stelle, i settori a rischio

L’incertezza di questo momento porterà sicuramente grandi difficoltà – spiega Diodato – Le imprese artigiane arrivano da un decennio veramente complesso, soprattutto quelle più piccole e meno strutturate. Prima il Covid, poi la guerra in Ucraina, sono seguiti i dazi e ora la guerra in Iran, che è l’ennesimo macigno per le aziende”.

Luce, gas e soprattutto carburanti: il settore del trasporto su gomma rischia il collasso, con aumenti tra il 30 e il 40%, a cui si aggiunge un problema di liquidità. “Le imprese più piccole rischiano di non farcela”, ribadisce il presidente Diodato, che al contempo sottolinea l’impegno e il supporto di Cna al fianco degli artigiani. “Le commesse fortunatamente non si fermano e voglio essere positivo – aggiunge – Quel che è certo però è che non si può andare avanti così ancora per molto”.

E non è tutto: il Made in Italy, famoso nel mondo, rischia di subire l’ennesimo scossone. I Paesi coinvolti direttamente e indirettamente nei conflitti rappresentano il terzo partner commerciale dell’Italia, con quasi 60 miliardi di euro di valore delle esportazioni. È facile immaginare, quindi, che un eventuale blocco comporterebbe perdite di incassi non di poco conto. Soltanto il Medio Oriente è una zona che vale quasi 30 miliardi di euro per l’export italiano. Per questo, per un Paese orientato all’export come l’Italia, i conflitti e le barriere commerciali impattano pesantemente sulle vendite all’estero. A risentirne, quindi, anche il commercio e la manifattura italiana, che è un punto di riferimento anche nel Comasco, ma non solo. Massima attenzione al tessile, alla meccanica e all’arredo.

È l’energia elettrica a guidare la classifica dei rincari, ma per le piccole e medie imprese preoccupa anche il brusco aumento delle materie prime, in particolare rame, ferro, alluminio e carburanti. Rialzi più contenuti per l’acciaio, stabile invece il prezzo delle farine. “Si sta delineando uno scenario completamente nuovo. Nel settore della meccanica si affacciano nuovi mercati, come quello indiano, che finora non erano concorrenti per il nostro Paese. Adesso però, con il costo energetico che in quelle zone resta nettamente più basso, riescono a fare concorrenza persino alla meccanica italiana. Se non si stabilizza questo mercato o non se ne aprono di nuovi – conclude Diodato – le imprese continueranno a vivere una situazione di difficoltà”.

Un quadro preoccupante anche per le famiglie e non solo per le aziende. “Le persone più fragili rischiano di dover scegliere se curarsi o mangiare”, commenta il presidente Diodato.