Barriere architettoniche sul lungolago, bocciata la mozione. Azione: “Arretramento culturale”. Pd: “Non ci sorprende”

Gradini, rampe e altri ostacoli che limitano il passaggio di anziani, passeggini e disabili, costringendo spesso a deviare sulla pista ciclopedonale che tuttavia non è la soluzione più agevole: succede sul lungolago di Como, che dopo quasi vent’anni di lavori, presenta ancora una serie di problemi. Sono i temi al centro di una mozione presentata mercoledì in consiglio comunale da Svolta Civica, per l’eliminazione delle barriere architettoniche nel nuovo lungolago. La votazione parla chiaro: con 17 voti contrarti, 9 favorevoli e un astenuto, la mozione è stata respinta e il problema quindi resta. E sul tema ora insorgono le opposizioni.

Barriere architettoniche sul lungolago di Como. Nessi: “Non è stato fatto niente”

“Se il sindaco non ha trovato motivi per negare il presupposto di questa mozione significa che è vero. È vero che già nell’aprile 2023 era al corrente dei disagi e aveva assicurato la sua attenzione per una soluzione”, ha commentato il consigliere comunale di Svolta Civica Vittorio Nessi. “Sono passati tre anni – ha aggiunto mercoledì sera a Palazzo Cernezzi – e non è successo nulla. Il sindaco non ci ha spiegato le ragioni per cui non intende intervenire nella vicenda: è la dimostrazione dell’inefficienza di questa amministrazione”.

Spazio quindi alla votazione: la Lista Rapinese vota contro la mozione, con un’eccezione. Non cambia gli equilibri e non modifica di certo l’esito finale, ma resta il fatto che quella del consigliere della giunta Rapinese, Milo Casati, è stata una voce fuori dal coro, votando a favore della mozione presentata da Nessi. Intanto però il lungolago di Como resta con scalini, discese e salite che per molti cittadini, e turisti, si rivelano un problema non di poco conto.

Azione e Pd contro la scelta dell’amministrazione comunale

Per Azione Como si tratta di una “scelta incomprensibile che resterà nella memoria della città”. Il tema, si legge nella nota, “non può essere considerato secondario o ideologico: l’accessibilità degli spazi pubblici è infatti un principio fondamentale di civiltà. La bocciatura della proposta appare difficilmente comprensibile – ribadiscono gli esponenti comaschi di Azione – soprattutto perché si tratta di interventi finalizzati a rendere più inclusiva e vivibile una delle aree simbolo della città”. La decisione, commenta il responsabile organizzazione di Azione Como, Carlo Bordoni, rappresenta un arretramento culturale prima ancora che politico sul tema dei diritti e dell’accessibilità”.

Chiaro anche l’appello del segretario provinciale di Azione, Lorenzo Pedretti. “Chiediamo ai consiglieri di maggioranza più senso di responsabilità nelle scelte che riguardano la qualità della vita dei cittadini, soprattutto quando si parla di accessibilità e inclusione”.

Sul tema è intervenuto anche il Pd di Como. “Questo dovrebbe essere un tema capace di unire la comunità. Invece si è preferito erigere un muro ideologico. Dire no all’abbattimento delle barriere in un’opera così centrale e attesa significa ignorare le fatiche quotidiane di chi è in carrozzina, degli anziani, dei genitori con i passeggini”, commentano i dem comaschi.

E ancora: “Non esistono scuse tecniche o di bilancio che possano giustificare la scelta di non impegnarsi formalmente su questo fronte. Chi amministra ha il dovere di abbattere i muri, non di difenderli”.