Gli elettori della vicina Confederazione hanno respinto alle urne l’iniziativa popolare “No a una Svizzera da 10 milioni!”, promossa dall’Unione democratica di centro. Iniziativa che mirava a introdurre un obiettivo demografico preciso: la popolazione residente permanente della Svizzera non avrebbe dovuto superare i 10 milioni di abitanti prima del 2050.
Secondo i risultati definitivi diffusi, il popolo svizzero ha bocciato il testo con il 54,8% dei voti. La maggioranza dei Cantoni si è espressa contro la proposta. Il tasso di partecipazione si è attestato al 58,9%. Significativo, però, il dato che riguarda il Ticino, dove lavora la maggior parte dei frontalieri italiani e dove ha vinto il sì alla proposta con il 50,66% dei voti. Un territorio, quello del Ticino, a ridosso del confine, e dunque particolarmente sensibile ai temi dei flussi migratori e del frontalierato. Il dibattito ha spinto il 50, 72% dei cittadini alle urne.
Secondo i dati dell’Ufficio federale di statistica, alla fine del 2025 la Svizzera contava circa 9,1 milioni di abitanti. Dall’introduzione della libera circolazione delle persone nel 2002 la popolazione è aumentata di circa 1,7 milioni di persone. L’aumento è dovuto soprattutto all’immigrazione, che dipende principalmente dal mercato del lavoro. In tempi di prosperità economica, le imprese non trovano sufficiente personale in Svizzera. Le imprese, ma anche strutture pubbliche come ospedali e case di cura, si rivolgono spesso all’area dell’Unione europea per reperire la manodopera specializzata mancante.
L’iniziativa «No a una Svizzera da 10 milioni! (Iniziativa per la sostenibilità)» – come detto – chiedeva di limitare la popolazione residente permanente. Se avesse superato i 9,5 milioni di abitanti prima del 2050, il Consiglio federale e il Parlamento avrebbero dovuto adottare provvedimenti, in particolare nel settore dell’asilo e del ricongiungimento familiare. Il Consiglio federale avrebbe dovuto inoltre invocare le clausole d’eccezione o di salvaguardia previste dagli accordi internazionali che contribuiscono alla crescita demografica oppure negoziarne di nuove. L’iniziativa, però, non ha convinto la maggioranza dell’elettorato.


