Emergenza siccità e caldo record, e intanto il Lago di Como è sempre più a secco, fermo a -30 centimetri sotto lo zero idrometrico. Il Lario è ai minimi storici e non va meglio sul Lago Maggiore, che sfiora i 47 centimetri sotto lo zero idrometrico. Praticamente all’asciutto anche il fiume Po. Ma niente stato di emergenza.
Una situazione critica che resta costantemente monitorata da Regione Lombardia. E proprio da Regione fanno sapere che è stato rilevato un deficit idrico pari al 50,8%. Un dato che avvicina la situazione ai livelli registrati nel 2022, anno particolarmente critico. Difficoltà evidenti anche in questa torrida estate 2026, ma fortunatamente – al momento – non sussistono le condizioni per la dichiarazione dello stato di crisi o di emergenza nazionale. A dirlo sono gli assessori regionali all’Agricoltura, Alessandro Beduschi, e agli Enti locali e Montagna, Massimo Sertori.
“Il sistema lombardo – spiegano Beduschi e Sertori – continua a beneficiare della funzione di regolazione esercitata dai grandi laghi e dagli invasi alpini, oltre che dell’attività di coordinamento tra tutti i soggetti coinvolti nella gestione della risorsa. I dati – aggiungono gli assessori regionali – evidenziano una situazione certamente critica, ma che non determina allo stato attuale un’interruzione generalizzata degli usi civili, agricoli o produttivi”. Si tratta comunque di “un quadro che richiede massima vigilanza”. Inevitabili i disagi alla navigazione. Soffre il comparto agricolo, ma – fa sapere l’assessore Beduschi – “non registriamo un quadro di danni diffusi e irreversibili alle principali filiere lombarde, tale da configurare una crisi produttiva generalizzata”. La situazione, comunque, non va sottovalutata. “Non bisogna abbassare la guardia”, commenta Sertori. Piuttosto, bisogna “continuare a utilizzare in modo responsabile tutti gli strumenti ordinari a nostra disposizione. La priorità è garantire l’acqua per gli usi civili, agricoli e produttivi, tutelando al tempo stesso l’ambiente e le comunità locali”.
Le alte temperature e la quasi totale assenza di precipitazioni rendono il territorio sempre più a rischio. Regione Lombardia, come messo nero su bianco nei documenti firmati dal direttore generale alla Sicurezza e Protezione Civile, Alberto Cigliano, ha aperto lo stato di alto rischio di incendio boschivo su tutto il territorio. Dichiarato il codice arancione per il rischio incendi nei boschi della regione. “Agli operatori e ai volontari – ha detto l’assessore regionale alla Sicurezza e Protezione civile, Romano La Russa – va il nostro ringraziamento per l’insostituibile lavoro quotidiano che svolgono a tutela della sicurezza delle nostre comunità”. Intanto bisognerà pazientare ancora qualche giorno. Il caldo non darà tregua almeno fino a dopo Ferragosto. Un quadro desolante che riguarda anche Como.


