È scontro tra Lombardia e Ticino dopo lo stop al versamento della seconda tranche dei ristorni ai Comuni di confine. Tra i due Paesi è guerra fiscale e, mentre l’assessore Sertori fa chiarezza sulla questione, ha inizio un nuovo rimpallo di responsabilità. Regione scarica su Roma, che a sua volta – dopo l’incontro tra il ministro Giorgetti e la sua omologa svizzera Karin Keller-Sutter – invita Lombardia e Ticino a riunirsi per sbloccare una situazione che – nel frattempo – tiene in scacco i Comuni (in buona parte comaschi) al confine con la Svizzera.
“Con il Ticino troveremo una soluzione“, assicura Sertori che però dice “no” a un “diktat sui ristorni”. Il blocco dei ristorni minacciato dal Canton Ticino “non ha effetti immediati, i nostri Comuni possono stare tranquilli – sottolinea l’assessore – perché quelli pagati sono relativi a due anni fa”. Una questione che ha ormai superato i confini fiscali e coinvolge inevitabilmente anche i rapporti tra Lombardia e Ticino, si spera non intaccandoli. Un tema che anima la politica, alimenta più di qualche malcontento e sul quale è intervenuto anche Giacomo Zamperini, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, nonché presidente della Commissione Rapporti tra Lombardia e Svizzera. A sua detta, “il legame tra Lombardia e Canton Ticino è solido e non sarà certo un’incomprensione di natura tecnica a metterlo in discussione. Concentriamoci su quello che ci unisce e non su un singolo tema divisivo”, aggiunge Zamperini, che spera in “un tavolo di confronto per risolvere le criticità”.
Quel che è certo è che, con lo stop dei ristorni, le conseguenze economiche per i piccoli comuni di frontiera sono praticamente già scritte. Al di là del rimpallo di responsabilità, e messa da parte la diatriba politica, l’auspicio ora è che si riunisca presto un nuovo tavolo per mettere la parola fine a una vicenda che continua ad animare il territorio di confine. Così, mentre si parla di “legami solidi” e “clima disteso”, i rapporti sembrano invece sempre più tesi. E a pagarne le conseguenze sono Comuni e lavoratori frontalieri.
Sertori, assessore regionale a Enti locali, Montagna, Risorse energetiche, interviene anche sulla tanto discussa tassa sulla salute. “Non è corretto – spiega – parlare di tassa sulla salute. I frontalieri fino al 2000 hanno sempre pagato. Versavano, attraverso dei bollettini alle vecchie Asl, circa 600mila delle vecchie lire per il servizio sanitario. Poi nel 2000 sono cambiate un po’ le cose, la sanità è diventata regionale, la Svizzera ha accettato un accordo con l’Unione europea e quindi ha introdotto il diritto di opzione. Dal 2000 in poi, i lavoratori frontalieri possono optare o per il servizio sanitario svizzero o per quello italiano. Se optano per il primo pagano un’assicurazione privata che costa minimo 350 franchi al mese. Se scelgono per quello italiano, per un vuoto normativo, hanno l’assistenza sanitaria gratuita per loro e anche per i familiari a carico”. Una situazione non equilibrata che Governo italiano intende correggere introducendo un contributo sulla salute. “Nel caso di una busta paga di 4.000 euro netti – precisa Sertori – si sta parlando di 120 euro al mese per coprire il servizio sanitario per sé e per i propri familiari. Una cifra sensata che Lombardia utilizza per aumentare gli stipendi, fino al 20%, di medici e infermieri che lavorano in ospedali a ridosso del confine e che hanno un grosso problema di attrattività verso la Svizzera perché evidentemente gli stipendi sono molto diversi”. Per l’assessore regionale, quindi, la norma “mira a mantenere un servizio sanitario di qualità per tutti, che abitino da una parte o dall’altra del confine”. L’obiettivo della Lombardia, sottolinea ancora Sertori, “è avere una sanità di qualità per chi vive nelle zone di confine, sia cittadino italiano o svizzero che sceglie di curarsi nei nostri ospedali”. Per Regione, i fondi serviranno ad aumentare, fino al 20%, gli stipendi di medici e infermieri che lavorano negli ospedali a ridosso del confine e che scelgono di rimanere a lavorare in Lombardia.


