Dalle parole ora si rischia di passare ai fatti e i ristorni ai Comuni di frontiera si fanno sempre più a rischio. Cattive notizie dal Ticino: per il Governo svizzero quella sulla salute è una tassa che viola gli accordi sulle imposte dei lavoratori italiani impiegati oltreconfine. E per questo non sono da escludere contromisure che peserebbero – e non poco – su frontalieri e amministrazioni locali. Ma andiamo con ordine.
Tassa sulla salute per i vecchi frontalieri, interviene il Consiglio di Stato svizzero. E i comuni di frontiera tremano
Il Consiglio di Stato ha preso atto dei risultati della perizia giuridica commissionata sulla tassa sulla salute, adottata dal Parlamento italiano e non ancora entrata in vigore nelle Regioni di frontiera. L’analisi, si legge nel comunicato ufficiale, “ha dimostrato che l’applicazione di questo provvedimento – che è a tutti gli effetti un’imposta – rappresenterebbe una violazione degli accordi fiscali fra Svizzera e Italia”. Per questo, fanno sapere dalla Svizzera, “nelle prossime settimane il Governo ticinese discuterà la questione con l’autorità federale competente e, infine, deciderà in merito al versamento all’Italia dei ristorni“.
Non è ancora detta l’ultima parola, vale la pena precisarlo, ma la preoccupazione si fa tangibile tra sindacati, lavoratori e sindaci. In sintesi, il Consiglio di Stato ha monitorato l’intero iter legislativo e contesta ora diversi problemi giuridici. In particolare, “si ravvisa una potenziale violazione del nuovo accordo sull’imposizione dei frontalieri, il quale prevede che soltanto in Svizzera si possano percepire imposte sul lavoro dipendente dei vecchi frontalieri“. Per questo, il Consiglio di Stato ha interpellato uno specialista di diritto tributario. A lui il compito di valutare l’eventuale inosservanza del principio di imposizione esclusiva in Svizzera. Una perizia che parla chiaro e, come detto, qualifica la tassa sulla salute come un’imposta. E quindi, se entrasse ufficialmente in vigore, “il suo prelievo costituirebbe una violazione” degli accordi. Da qui il rischio di dire addio ai ristorni.
L’appello di Orsenigo
Sulla questione è intervenuto il consigliere regionale del Pd Angelo Orsenigo. “Non siamo stati ascoltati, né a Roma né a Milano. Ora le conseguenze stanno arrivando come uno tsunami. Non ci resta che chiedere a Governo e Regione di fermarsi, altrimenti la situazione diventerà ingestibile“, commenta l’esponente comasco.
Svizzera e Canton Ticino si sono presi del tempo per decidere quale sarà il futuro dei ristorni. “Qui i rischi sono due – spiega Orsenigo – che saltino i ristorni, mettendo seriamente a rischio i bilanci di decine di piccoli e medi comuni di frontiera, oppure che salti l’intero accordo e qui non vogliamo neanche immaginare gli scenari che si apriranno”. Poi l’appello al ministro Giorgetti e al presidente Fontana affinché valutino “attentamente se continuare su questa china o abbandonare la strada intrapresa” che Orsenigo definisce “sbagliata e dannosa”.



