Tornano a crescere i frontalieri in Svizzera. 79.121 soltanto in Ticino, +20% in dieci anni

Torna a crescere l’esercito dei frontalieri. Numeri alla mano, a fine giugno erano 79.121 i lavoratori frontalieri in Ticino, in larga parte comaschi, con un aumento dello 0,6% rispetto al trimestre precedente. Il numero di lavoratori con permesso G che ogni giorno varcano il confine con la Svizzera ha raggiunto quota 414.262, segnando un +1,3% rispetto agli ultimi tre mesi del 2025. Sono 91.609 per l’esattezza i frontalieri italiani che ogni giorno oltrepassano la dogana per recarsi sul posto di lavoro, superati soltanto dai lavoratori francesi (oltre 242mila).

Aumenta il numero dei frontalieri in Ticino: ecco i dettagli

Le lavoratrici frontaliere in Svizzera sono 147.396, in aumento dello 0,3% rispetto al trimestre precedente. Gli uomini invece sono 266.866, in crescita dello 0,6 in tre mesi. La maggior parte dei lavoratori stranieri in Svizzera è impiegata nel settore terziario, superando i 289mila (289.025). Seguono il settore secondario (122.133) e poi il primario. Sono soltanto 3.104 i lavoratori frontalieri occupati nel settore primario, eppure è quello che registra un aumento decisamente più significativo, pari al 5,1%. Quel che è certo è che il ruolo dei frontalieri è cambiato. Se un tempo trovavano lavoro principalmente in fabbriche e cantieri edili, oggi la situazione è ben diversa e i frontalieri sono impiegati in tutti i settori. Senza i lavoratori frontalieri, in larga parte italiani, alcuni comparti non reggerebbero. Uno su tutti quello sanitario.

I dati dei frontalieri in Svizzera forniti dall’Ufficio federale di statistica

Un bilancio positivo per il Canton Ticino, che dopo un 2025 caratterizzato da un pressoché costante segno meno registra ora un nuovo aumento dei frontalieri. Numeri in crescita anche se confrontanti nel lungo periodo. La maggior parte dei lavoratori italiani diretti in Svizzera lavora proprio in Ticino, per una questione di vicinanza, con un incremento superiore al 20% in dieci anni.

Gli stipendi fanno gola, ma “non è più come una volta”

E se in passato ci si recava in Svizzera per fare benzina, per comprare le sigarette, i dadi e il cioccolato, oggi la situazione è sicuramente cambiata. Della convenienza di un tempo, al momento, non resta che un ricordo. Anche lavorare in Svizzera è meno conveniente rispetto a prima, ma resta impossibile reggere il confronto con gli stipendi d’oro d’oltreconfine.

A mettere i bastoni tra le ruote ora ci pensa la riforma fiscale che ha introdotto uno spartiacque tra vecchi e nuovi frontalieri. La tanto discussa “tassa sulla salute”, ancora al centro di una diatriba politica e sindacale, potrebbe essere un freno, ma immaginare un Ticino senza i frontalieri è ormai impossibile. Come difficile è immaginare una Lombardia, e una zona di confine, senza la vantaggiosa possibilità di lavoro offerta dalla vicina Svizzera.