Sul futuro delle scuole di Como non si è fatta attendere la reazione delle minoranze. Le opposizioni, compatte e al di là del colore politico, ribadiscono la loro contrarietà al terzo piano di riorganizzazione della rete scolastica voluto dall’amministrazione Rapinese e approvato ieri sera in consiglio comunale. A sindaco e giunta rivolgono, di fatto, le stesse critiche arrivate dalle famiglie durante l’ormai famosa “protesta dei fischietti”. In sintesi: prima di rivedere l’assetto delle scuole di Como, bisogna pianificare e ascoltare le esigenze di chi vive nei diversi quartieri.
“Una riorganizzazione di queste dimensioni non può essere valutata soltanto sulla carta e sulla disponibilità teorica di posti: deve essere valutata anche sulle conseguenze concrete che produrrà sul territorio”, commenta Paola Ceriello, ex consigliere della Lista Rapinese, oggi esponente di Forza Italia. “Quanto è opportuno assumere oggi decisioni così profonde sulla rete scolastica, quando questa amministrazione è ormai nella fase conclusiva del proprio mandato?”, si chiede ancora Ceriello. “Credo – ribadisce – che questa proposta meriti una riflessione molto più attenta sulla tempistica, sulla concreta attuabilità e sulle conseguenze che ricadranno sulle famiglie. Perché una riorganizzazione scolastica può essere necessaria – conclude Ceriello – ma deve essere soprattutto realizzabile, sostenibile e costruita ascoltando chi la scuola la vive ogni giorno”.
Nuove critiche arrivano anche dalla Lega. Per la capogruppo comasca Elena Negretti “la maggioranza ha mostrato fratture profonde. In aula abbiamo assistito a un dibattito a senso unico”. Nuovo piano scuole che Negretti definisce “inadeguato”, “perché non affronta i problemi strutturali e si limita a tagliare. Il sindaco – ricorda ancora l’esponente della Lega – ha incassato l’astensione di tre suoi consiglieri, che auspichiamo portino questo atto di coraggio fino in fondo, magari ufficializzando la loro uscita dalla maggioranza. Una scelta di coerenza doverosa”, secondo Negretti, che evidenzia poi “l’emarginazione della vicesindaco Roperto”, nonché assessore alle Politiche educative. “È una palese sfiducia politica nei suoi confronti. Per tutelare il senso del suo mandato – conclude Negretti – la invito a rassegnare le dimissioni”.
Il nuovo piano scuole ha avuto la capacità di mettere d’accordo tutte le opposizioni, che al di là dell’ideologia ribadiscono la loro ferma contrarietà. Dello stesso parere, infatti, anche Patrizia Lissi, consigliere comunale del Pd. “Perché i bambini di via Varesina non sono ancora stati trasferiti all’ex nido di Camerlata? E che punto sono i lavori all’asilo di via Longhena con i fondi del Pnrr in scadenza a dicembre?”. E ancora: “All’asilo di via Palma è stata cancellata una sezione per l’allargamento di un bagno. Conta 11 bambini in lista d’attesa, con 14 che sono dovuti andare nella loro seconda scelta, con non pochi problemi logistici per le famiglie costrette a muoversi da Rebbio a Como negli orari di punta”. Sono soltanto alcune delle domande poste dall’esponente dem in consiglio comunale, che tuttavia – aggiunge Lissi – “anche questa volta non hanno trovato risposta”. “Bisogna ragionare sui quartieri prima di elaborare 3 piani diversi di riorganizzazione delle scuole”, commenta l’esponente dem. Le famiglie sono lasciate nell’incertezza e subiscono decisioni calate dall’alto – aggiunge – Manca un disegno complessivo della città. Questa condizione di precarietà e di fatica la pagano le famiglie, i genitori e le insegnanti”. Anche il Pd, spiega Lissi, “non è contrario alla razionalizzazione delle scuole, ma bisogna coinvolgere chi quelle scuole le vive ogni giorno. La primaria Corridoni, per esempio, è una vera e propria ossessione. Perché il sindaco non ha usato la stessa determinazione per l’infanzia di via Amoretti, per l’ex nido di Camerlata o l’asilo di via Longhena? Senza certezze le famiglie finiranno per iscrivere i loro figli in istituti privati”.
Chiusure a parte, c’è poi il tema degli accorpamenti e degli istituti comprensivi che da 8 passano a 5. Contro la delibera comasca ha votato il vicino Comune di Torno, che sempre ieri si è riunito in consiglio comunale. Un voto compatto, che ha trovato d’accordo maggioranza e minoranza. Occhi puntati in particolare sull’istituto comprensivo Como Lago, in cui rientreranno anche i plessi di via Perti e di via Zezio, per un totale di oltre mille alunni e 11 sedi tra cui i plessi di Brunate, Blevio e Torno. “Questa acquisizione – si legge nella motivazione che accompagna la scelta del Comune di Torno – aumenterebbe la complessità della gestione, sia per l’incremento di alunni sia negli aspetti organizzativi e gestionali”. A risentirne sarebbe quindi “la qualità dei servizi per gli alunni”, in particolare per le scuole di periferie, tra cui – appunto – le elementari e le medie di Torno. “Meriterebbe – si legge in conclusione – una più approfondita valutazione con tutte le dirigenti e i sindaci interessati dalla delibera”.



